The Country Owls - "I Don't Mind"

Qui solitamente non recensiamo musica italiana, nemmeno se è musica country.

Ma quella dei Country Owls è italiana per caso, o forse per sbaglio: di italiano ha solo il passaporto.

Il fatto che i testi delle canzoni siano in lingua inglese è, in questo senso, un dettaglio: il punto è che queste canzoni, benchè composte e registrate a Ravenna, suonano in tutto e per tutto come americane. Potrebbero essere state scritte fra le montagne del Kentucky e registrate nei Muscle Shoals studios di Sheffield, in Alabama. Insomma, sono incredibilmente "credibili", nel loro essere canzoni "americane" (nel senso nel quale l'aggettivo viene usato per definire il cosiddetto “genere” Americana).

Se il bluegrass non fosse un genere di nicchia anche negli USA, i Country Owls potrebbero essere i Maneskin del bluegrass. Invece lo è eccome; e quindi Stefano Sirotti (voce - e che voce! - e mandolino), Filippo Bernardi (contrabbasso, banjo, dobro) e Federico Baldassarri (chitarra) certamente non rischiano  quella fama vertiginosa (né del resto vi aspirano, evidentemente: altrimenti avrebbero fatto tutt'altro). Eppure, ascoltando il loro nuovissimo "I Don't Mind" è impossibile trattenersi dal desiderare che in un modo o nell'altro questo gioiellino riesca ad essere ascoltato anche fuori dai ristretti confini del Paese nel quale è stato accidentalmente concepito.

Anche perché - è questo alla fin fine è forse l'elemento più interessante - accanto a brani più tradizionali e più "puramente" bluegrass, ve ne sono altri che oltre ad essere "italiani per caso" sono anche "bluegrass per caso". C'è qualcosa di più del blugress in canzoni come la ipnotica title track "I Don't Mind", trascinante quanto una power ballad da stadio, o la bradpaisleyana "Fishin' Blues", oppure ancora la road song "The Last Roadhouse": soni brani che del bluegrass hanno più l'arrangiamento che la struttura. Un po' come quelle dei mitici Steeldrivers dai quali prese le mosse Chris Stapleton, anche queste, se riarrangiate, potrebbero agevolmente trasformarsi in canzoni country contemporanee della miglior produzione nashvilliana contemporanea: quella "radiofonica" ma non banale, giovane ma legata alle radici, quella dei Brothers Osborne o dell'ultimo Luke Combs, o del Dierks Bentley più ispirato.

Ecco perchè questo lavoro dei Country Owls si colloca una spanna sopra: non è un esercizio di stile, non è un altro "falso d'autore" magari anche raffinato ma pur sempre falso come non di rado capita di alscoltarne. È un prodotto di creatività genuina e autentica, partorito a testa alta senza imitare nessuno, made in italy ma artisticamente americano proprio perché libero da smanie di esserlo.

Qualcuno lo faccia avere a Dave Cobb, vi prego.

 

The Country Owls - "I don't mind"

Strade Blu Factory, 29 gennaio 2022

Voto: 4 cactus

Country Nation